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Brembo svela il GP Argentina 2019 della MotoGP

Ai raggi X l’impegno dei sistemi frenanti della classe regina sul circuito di Termas de Rio Hondo

Dopo un inizio scoppiettante di stagione, la MotoGP vola in SudAmerica per il GP Argentina che si disputa dal 29 al 31 marzo all’Autódromo de Termas de Rio Hondo.

Situato nella provincia di Santiago del Estero, nell’Argentina settentrionale, il circuito è stato disegnato dall’italiano Jarno Zaffelli. E italiani, naturalmente Brembo, sono anche i freni scelti da tutti i team e i piloti della classe regina.​

Ogni anno l’Autódromo de Termas de Rio Hondo ospita decine di competizioni per le auto e così quando le MotoGP sbarcano in Argentina si trovano di fronte ad una pista sporchissima: nella prima sessione di libere del 2016 la sabbia presente in grande quantità sull’asfalto ha prodotto tempi sul giro nell’ordine dell’1’43’’-1’44’’, valore abbassato di oltre 3 secondi in poco meno di 24 ore e di un ulteriore secondo nella Q2.​

Secondo i tecnici Brembo, l’Autódromo de Termas de Rio Hondo rientra nella categoria dei circuiti mediamente impegnativi per i freni. In una scala da 1 a 5 si è meritato un indice di difficoltà di 3, identico a quelli ottenuti da altre 9 piste, inclusa quella di Losail che ha ospitato la gara inaugurale della stagione.​

L’impegno dei freni durante il GP
Alle 14 curve della pista corrispondono 8 punti di frenata, di cui 3 nel T4 che malgrado questi rallentamenti è l’intertempo più veloce dei quattro in cui è suddivisa la pista.​

Solo Phillip Island, Spielberg e Buriram con 7 frenate al giro ​presentano un minor numero di frenate di Termas de Rio Hondo. Ogni giro i piloti utilizzano i freni per circa 30 secondi, valore eguagliato da Jerez, Mugello e Assen. Il totale per l’intero GP Argentina è di 12 minuti e mezzo, pari al 30 per cento della durata complessiva della gara.

La media sul giro delle decelerazioni massime è di 1,2 g ma questo valore sarebbe più alto senza la toccatina ai freni della curva 11 (da 202 km/h a 156 km/h) che con 0,9 g abbassa la media. Sommando tutte le forze esercitate da un pilota sulla leva del freno Brembo dalla partenza alla bandiera a scacchi il valore supera i 7 quintali e mezzo: solo a Phillip Island l’impegno fisico richiesto ai piloti è minore.​

Ma comunque lo sforzo del GP Argentina per i piloti MotoGP, alle prese con dischi in carbonio Brembo con diametro di 320mm o 340mm, è superiore a quello generalmente richiesto ai piloti Superbike (dischi in acciaio): meno di 5 quintali al Round1 in Australia e 7 quintali nel Round 2 in Thailandia​.

Le frenate più impegnative
Delle 8 frenate dell’Autódromo de Termas de Rio Hondo solo due sono considerate altamente impegnative​ per i freni mentre 4 sono di media difficoltà e 2 sono light.

La curva 5 è la più difficile da affrontare perché è preceduta da un rettilineo di 1.076 metri che permette alle MotoGP di raggiungere i 324 km/h: il tornantino obbliga i piloti a scendere a 81 km/h facendo ricorso ai freni per 6 secondi con un carico sulla leva della pompa freno Brembo di 5,1 kg.​

In quell’istante la pressione del fluido freno Brembo HTC 64T raggiunge i 10,9 bar​. Durante la frenata le moto percorrono 297 metri.​

M​erita una citazione anche la prima frenata dopo il traguardo per i 243 metri di spazio di frenata: le MotoGP frenano da 277 km/h a 108 km/h ma la decelerazione è di 1,4 g, a fronte degli 1,5 g della curva 5.

Prestazioni Brembo
L’ultima volta che una moto della 500/MotoGP senza freni Brembo ha vinto il GP Argentina era il 1982. Nel 1987, a Buenos Aires, trionfò Eddie Lawson con la Yamaha del Team Agostini che dall’anno prima si era affidata ai freni Brembo.​

Negli anni Novanta, il GP Argentina è stato vinto 3 volte dalla Honda di Mick Doohan, giovatosi della pompa pollice concepita e realizzata dagli ingegneri Brembo dopo il suo terribile incidente al GP Olanda 1992.

Anche le 5​ edizioni del GP Argentina disputate a Termas de Rio Hondo sono state dominate da MotoGP con freni Brembo: 2 successi per Marc Marquez, 1 per Valentino Rossi, Cal Crutchlow e Maverick Viñales.